Da Sadler a Cracco, appello di 80 chef contro lo street food
Da Sadler a Cracco, appello di 80 chef contro lo street food
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Chef stellati e ristoratori contro “finti” agriturismi diventati ristoranti a tutti gli effetti, gastronomie, macellerie e pescherie che si “trasformano” in ristoranti senza dimenticare i furgoncini dedicati allo street food e le altre forme di servire piatti e pietanze sorte sull’ onda lunga della gig economy.

Nasce così «L’appello della ristorazione alle istituzioni italiane per non mangiarsi il futuro» trasmesso dalla Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) ai vice premier Matteo Salvini, Luigi Di Maio e a Gian Marco Centinaio, ministro delle Politiche agricole e del Turismo. A firmarlo una ottantina di chef stellati oltre, per il momento, a diverse centinaia di ristoratori accomunati da un unico obiettivo: eliminare le diseguaglianze tra pubblici esercizi e chi offre lo stesso servizio senza dovere seguire gli stessi impianti e obblighi normativi dei primi, come i servizi igienici idonei, per non parlare degli oneri tributari, come le tasse sui rifiuti.

«Dobbiamo entrare nella logica che le regole devono essere applicate nell’interesse comune e dei clienti ovunque ci sia somministrazione con la vendita o la consegna delle pietanze e piatti – aggiunge la stella Michelin Claudio Sadler -. Come pubblici esercizi siamo costantemente controllati con obblighi che altri non hanno». Perchè i pubblici esercizi devono affrontare una serie di obblighi di legge impegnativi e costosi. Carlo Cracco sottolinea «come non si fa nulla per premiare e difendere chi investe – dice – e al posto di aumentare le professionalità le si annacqua».

Filippo Giordano de Alle colline pistoiesi, terza generazione del ristorante di famiglia a Milano, segnala «i posti dove si mangia sono più che triplicati negli ultimi anni, tanti aprono e tanti chiudono facendosi la guerra sui centesimi e la qualità si abbassa a danno dei consumatori – avverte -. Si abbassano i fatturati perché il bacino di utenti non è cambiato mentre il fatto che non ci sia più una soglia di ingresso e quindi selezione consente a chiunque di inventarsi ristoratore o barista, spesso senza preparazione e senza cultura della cucina. In più viviamo in una situazione perversa che permette a qualcuno di agire senza regole e ad altri impone regole stringenti e onerose, lo trovo addirittura non solo inconcepibile ma addirittura offensivo verso chi cerca di fare il proprio lavoro con serietà e dedizione. Dall’ eccessiva proposta non ci guadagna nessuno. E il consumatore rischia». (Fonte Sole 24 Ore)

L’ appello: “Stesse regole per stessa professione.”

Non chiediamo meno regole: chiediamo che vengano applicate le stesse regole per la stessa professione, anche a tutela e a salvaguardia dei 10 milioni di clienti che ogni giorno frequentano i Pubblici Esercizi.
Non chiediamo meno concorrenza: auspichiamo, anzi, che ce ne sia sempre di più, ma per migliorare il mercato, non per renderlo più fragile.

Non chiediamo privilegi o corsie preferenziali: chiediamo alle Istituzioni più attenzione e un tavolo, promosso dai ministeri competenti, con la partecipazione dei diversi attori della filiera – che apparecchi una visione strategica complessiva e consapevole per il settore.

I sottoscrittori di questo appello hanno fatto degli investimenti qualitativi e del rispetto delle regole, un punto di merito e uno stimolo per migliorare la qualità del settore, tutelando le scelte di milioni di consumatori.

È così che vogliamo difendere la categoria, quella delle imprese della ristorazione: salvaguardando il contributo che offre all’economia italiana, un contributo di varietà e, soprattutto, di qualità, tratto distintivo del Food in Italy che tutti conosciamo. E amiamo.